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IL PRIMATO DELLA PITTURA
Gli incendi di Palazzo Ducale ci hanno privato di molte opere dei
maggiori pittori veneziani. Nessuna delle scene dipinte colà da
Gentile e Giovanni Bellini, da Giorgíone e da Carpaccio è giunta
fino a noi; di Tiziano abbiamo soltanto un San Cristoforo collocato
sulla scala secondaria che portava all'appartamento privato del
doge. Fortunatamente a Venezia il governo non era l'unico datore di
lavoro. Molte pitture eseguite per chiese e «scuole» ebbero sorte
migliore nello sfuggire agli incendi, di modo che Gentile Bellini e
Carpaccio ci sono noti grazie ai dipinti da loro eseguiti per le
scuole.Tiziano dipingeva in cosi larga misura per un
mercato internazionale che relativamente poche delle sue molte opere
famose si trovano a Venezia. Ne ricorderemo tre: La presentazione
della Vergine al tempio, dipinta nel 1534-38 per la con fraternità
religiosa di Santa Maria della Carità, una delle Scuole Grandi, e
che fa tanto miglior figura in quanto si trova tuttora nel posto per
il quale Tiziano la dipinse, l'edificio della Carità ora incorporato
nel museo veneziano dell'accademia; e la Pala Pesaro e l'Assunta che
si trovano nella chiesa dei Frari, opere entrambe in cui si
manifestavano nuove possibilità compositive e coloristiche nel campo
delle grandi tele di soggetto religioso. Quando l'Assunta fu
scoperta, nel 15 18, essa stabili subito la fama di Tiziano come
capo di una scuola veneziana che poteva rivaleggiare con Roma. Per
alcuni anni intorno alla metà del Cinquecento Venezia fu il
principale centro artistico europeo, sia per l'abilità dei suoi
artigiani in molti mestieri tradizionali confinanti con le belle
arti, come il cesello e la gioielleria; sia soprattutto grazie alla
fama dei suoi pittori, Tiziano in testa. Oltre alle grandi tele
religiose questi creò molte piccole composizioni ricche di
immaginazione, per lo più di soggetto pagano, da lui chiamate «poesie».
Ricercatissimo anche come ritrattista, la sua grande e attivissima
bottega riceveva innumerevoli commissioni dai principi stranieri.
Tiziano andò a Roma per eseguire ritratti del pontefice con i nipoti,
e ad Augusta per dipingere l'imperatore Carlo V vittorioso vestito
con l'armatura. E non
soltanto egli era all'avanguardia nella tecnica della sua arte, ma
dirigeva la sua bottega come un'impresa d'affari molto proficua. Era
una grossa bottega, piena di modelli e di tele in attesa di essere
rifinite e spedite dopo che i figli e gli aiuti del pittore avevano
eseguito le ordinazioni secondo le sue idee. Tiziano era certamente
vicino ai novanta anni, e forse ai cento, quando mori insieme ai
figli durante la peste del 1576. Nella confusione generale i suoi
tesori furono saccheggiati o andarono dispersi.
Il Sansovino, una volta ricostruito il tetto della sua Libreria,
assunse nel x556-57 dei pittori per l'esecuzione dei suoi progetti
di decorazione interna, e promise in premio una catena d'oro a
quello il cui lavoro fosse giudicato migliore. La giuria, composta
da Sansovino stesso e da Tiziano, diede il premio a un giovane
artista che come Tiziano
era stato attratto alla capitale dalla terraferma: Paolo Caliari,
detto il Veronese dalla città di provenienza. Quando le sale
superiori di Palazzo Ducale furono ricostruite e ridipinte, il
Veronese era nel pieno del suo vigore creativo, e alcune delle sue
più belle composizioni si trovano sul soffitto della sala per le
riunioni del Collegio, dove il doge riceveva gli ambasciatori. Il
Veronese tuttavia è famoso soprattutto per le sue enormi pitture
destinate a riempire l'intera parete di una vasta sala di luce e di
colore: per esempio La cena in casa di Levi, dipinto per il
refettorio dei domenicani di San Giovanni e Paolo e ora
all'accademia, e Le nozze di Cana, dipinto per il refettorio
Palladiano dei monaci di San Giorgio Maggiore ma che oggi, grazie a
Napoleone, si trova al Louvre.
Nella ridipintura di
Palazzo Ducale dopo gli incendi l'artista più importante fu Iacopo
Robusti, detto il Tintoretto perché di bassa statura e figlio di un
tintore. Il Tintoretto non si allontanò quasi mai da Venezia,
dipinse quasi soltanto per i suoi concittadini, e non ebbe nessuna
delle relazioni aristocratiche e letterarie che distinguevano la
casa del magnifico Tiziano. Si racconta che una volta egli fu
allogato come apprendista presso quest'ultimo, il quale lo licenziò
non appena ebbe notato lo stile dei suoi disegni. Certo la linea di
Tintoretto vibra di spirito completamente diverso. Il suo primo
grande successo, San Marco che libera lo schiavo, mostrò già nel
1548 che la pittura del Tintoretto aveva un carattere piú drammatico
di quella di Tiziano, allora al culmine
della fama.
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